venerdì 1 luglio 2011

Novità: STORIE DI LETTERE di Sabatino Ciocca (Edizioni Solfanelli)

Nella pur lunga e travagliata storia delle relazioni umane e degli scambi di pensiero tra le persone, uno dei mezzi che ha contribuito ad accordare dignità al pettegolezzo, è senz'ombra di dubbio, la corrispondenza epistolare. Non c'è dato sapere quando, dove e da chi ha avuto origine tale forma di comunicazione, né mio intendimento è tracciarne una storia, anche se pur sommaria, ché il tempo mi sarebbe nemico.
E' fatto innegabile, tuttavia, che la fortuna della corrispondenza epistolare è sottoposta a variabili: il buon funzionamento dell'ordinamento postale, una grafia decifrabile, la tassa d’affrancatura. A tal proposito, vale la pena ricordare che Charles Robert Darwin, iscrittosi ad un corso di Scienze Naturali per corrispondenza, dovette rinunciarvi per l'improvviso rincaro dei francobolli. Un'ultima, ma non per questo meno trascurabile, variante nella fortuna della corrispondenza epistolare è costituita dall'improvviso decesso del destinatario o del mittente o, peggio ancora, di entrambi.
Considerata la mole della materia che mi accingo a trattare, mi limiterò a prendere in considerazione soltanto quei carteggi o quei documenti inediti, prescindendo dal loro pregio artistico, il cui rinvenimento riattizza inevitabilmente polemiche storiche e letterarie mai sopite tra gli studiosi del settore, consentendoci, nel contempo, di comprendere meglio le personalità di quegli uomini che di queste corrispondenze sono protagonisti.



Sabatino Ciocca, regista di prosa e operatore culturale, collabora con Enti e Istituzioni regionali e nazionali (ATAM, TSA, Istituto di Cultura Francese).
È socio fondatore della cooperativa teatrale Quarta Parete e della Residenza Teatrale Theatria; autore e programmista regista RAI con progetti e produzioni radiofoniche e televisive; regista di opere musicali per l’Ente Lirico d’Abruzzo; autore e coordinatore artistico di progetti sulla drammaturgia regionale o ad essa legata: D’Annunzio e l’Abruzzo, in collaborazione con la Fondazione Il Vittoriale; Confessione generale, sulla vita dello scrittore Giuseppe Mezzanotte; La Penna di Tartarin, sulla vita di Edoardo Scarfoglio, prodotte dalla Regione Abruzzo; La Voce dei Silenzi, orazione civile sulla morte del giornalista Antonio Russo ucciso in Cecenia, pièce commissionatagli dalla Fondazione Russo per il “Premio Giornalismo e Reportage di Guerra” a lui intestato.
Come Direttore della Scuola di Recitazione e della Compagnia di Prosa del Teatro Marrucino di Chieti allestisce pièce teatrali e organizza convegni legati alla drammaturgia contemporanea.


Sabatino Ciocca
STORIE DI LETTERE
Alla scoperta di carte e carteggi più o meno celebri

Prefazione di Ezio Sciarra
Presentazione di Franco Farias

Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-734-5]
Pagg. 168 - € 12,00

http://www.edizionisolfanelli.it/storiedilettere.htm



domenica 3 aprile 2011

RECENSIONE a "Specchi di questo tempo" di Piero Nicola

Scene di ordinaria dissoluzione

di Piero Vassallo

Stampato da Marco Solfanelli, impavido editore nella vertiginosa Chieti, è in vendita nelle librerie d'area "Specchio di questo tempo", antologia di racconti scritti da Piero Nicola, anticonformista di scuola genovese.

Nicola è un animoso e sagace militante nel censurato ma irriducibile manipolo di resistenti cattolici al delirio nichilista e alla teologia progressista, le agenzie che intossicano e umiliano la città un tempo superba.

L'eleganza della prosa e la felice apertura allo spirito del Novecento italiano (nella biblioteca di Nicola, non a caso, insieme con i classici della teologia cattolica, primeggiano Ardengo Soffici, Giovanni Papini, Bruno Cicognani, Ugo Betti e Piero Bargellini) testimoniano maturità di pensiero e talento letterario.

Nicola si qualifica sopra tutto per la disobbedienza al precetto della sociologia denunciante e politicante, che indirizza all'esplorazione dei margini della società, infestati dalla malavita e complice presunta del potere reazionario.

Immune dalla frenesia del facile successo, Nicola respinge la tentazione di imitare i letterati approvati dal salotto buono, quelli che restringono lo sguardo alle situazioni estreme e torride, ignorando il male moderato e tiepido, che è stato largamente diffuso dalle malnate chimere e dalle riforme architettate negli anni della grande illusione sessantottina, "carcere di pregiudizi idolatrati e cappa di falsità lusinghevoli".

I malavitosi, peraltro, sono presenti nei margini di tutte le società, oltre che nel fiume impetuoso della letteratura gialla.

Neppure le spietate leggi e le agguerrite polizie dei regimi totalitari riescono nell'impresa di annientare le bande del malaffare.

Taciuti sono invece lo sfascio e il disagio della famiglia, cellula fondamentale della società.

Lo sfascio è pilotato da legislatori obnubilati dall'ideologia e firmato dalla subalternità democristiana.

Il disagio è in discesa dal maniacale pregiudizio malthusiano e dalle conseguenti aperture cosmopolitiche.

Ora la qualità dello scrittore Nicola si manifesta nell'attitudine a rovesciare l'angoscia della visione nell'ottimismo della fede. La prosa impassibile, limpida ed avvincente fa intravedere l'orizzonte della buona battaglia e del riscatto sempre possibile.

Una dimensione altra, nella quale si manifesta la fecondità della cultura italiana censurata e soverchiata ma non domata dal fracasso dei poteri forti.

Il termine del faticoso cammino intrapreso da Nicola è la riabilitazione della virtù "quella naturale, come il sacrificio di sé che sia vera abnegazione, per una buona causa, quella della patria o un'altra, quando si è coscienti e non ci si fanno domande essendo virtù pura e verità assoluta ... essa può mettere sulla via della fede, come è avvenuto ai più onesti artisti: a un Soffici, a un Papini".

mercoledì 2 marzo 2011

Novità: LE TRE MORTI DI ALOYSIUS SAGREDI di Renato Pestriniero (Edizioni Solfanelli)

Può rientrare nella logica che uno sbuffo di nebbia si materializzi all'improvviso in una splendida giornata di sole e subito svanisca, o che un pesce esca dall'acqua per salutare una ragazza come farebbe un cagnolino con la sua padroncina? E può rientrare nella logica che il tempo sia diverso all'interno di un antichissimo palazzo? Questo e altro può rientrare nella logica di una città individuabile in una Venezia che si svela ancor più imprevedibile di quanto essa sia, collocata com'è in bilico tra realtà e utopia, tra concretezza e illusione... e adesso anche punto nodale di vicende che s'intrecciano in dimensioni inconoscibili dove una lotta immane decide le vicende della storia e il destino degli uomini.
Tutto comincia con un invito al quale il giovane Valerio non può mancare. Da quel momento ogni cosa che lo circonda, l'acqua e le pietre e il tempo ma anche una giovane donna dal fascino ambiguo, contribuisce a convincerlo che un progetto gigantesco si sta consolidando intorno alla sua persona e al suo nome.
Passo dopo passo, egli s'inoltra sempre più nelle profondità reali e metafisiche della città, nelle sue anomalie abilmente occultate, forze misteriose giocano con la sua vita, e finalmente Valerio si rende conto di rappresentare l'ingranaggio indispensabile di un disegno che riguarda le sorti dell'umanità.
Dopo aver letto questa storia, l'unica città sorta dall'acqua e in un tempo in cui nessuno aveva la tecnologia adatta per farlo verrà vista sotto una luce nuova malgrado essa sia stata descritta innumerevoli volte. E apparirà ancor più fascinosa. Ma anche inquietante.


Renato Pestriniero, nato a Venezia nel 1933, sposato, una figlia. Fino al 1988 capo reparto presso filiale veneziana di multinazionale svizzera per ispezioni tecniche, merceologiche e certificazioni. Vive e lavora a Venezia.
Tra le sue opere pubblicate: Il villaggio incantato (Bologna 1982); Il nido al di là dell’ombra (Chieti 1986); Di notte, lungo i canali… (Treviso 1994); Una voce dal futuro (Milano 1996); Accadimenti. Itinerari veneziani insoliti (Rimini 2000); L’osella misteriosa del doge Grimani (Spinea 2001); Settantacinque long tons (Bologna 2002); Resurrezione (Bologna 2004); C’era una volta la Luna (Bologna 2005); Le Torri dell’Eden (Bologna 2008).
Ha pubblicato un centinaio di racconti su varie testate in Italia e all’estero (Germania, Francia, U.S.A., Spagna, Ungheria, Romania, Repubblica Ceca, Bulgaria).
Dal suo racconto “Una notte di 21 ore” il regista Mario Bava ha tratto il film Terrore nello spazio che rappresentò l’Italia nella sezione Dal libro allo schermo al XX Festival Internazionale del film di fantascienza, Trieste 1982, e alla manifestazione A wonderful world, Chicago 1994.
Esperienze televisive, radiofoniche, fotografiche e figurative (con due opere esposte nella sezione collaterale Krossing nell’ambito della 53a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia). Collabora con varie testate.


Renato Pestriniero
LE TRE MORTI DI ALOYSIUS SAGREDI
Edizioni Solfanelli
Copertina di Vincenzo Bosica
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-718-5]
Pagg. 240 - € 18,00

http://www.edizionisolfanelli.it/aloysiussagredi.htm

martedì 1 marzo 2011

Novità: A BOCCA CHIUSA, romanzo noir di Ornella Fiorentini (Edizioni Solfanelli)

Sullo sfondo della piazza rinascimentale di Roccabruna e nei vicoli medievali che da lì si dipartono, la storia di due donne si muove, intrecciando fili alle loro vite, creando spazi per altri personaggi ma occultando dettagli misteriosi che alla fine sono costretti ad emergere dall’ombra e dal ghiaccio.
Fra Giuditta e Magda, la colta insegnante di francese e la ragazza popolana e folle c’è un abisso, che tuttavia le accomuna.
I giochi di luce e buio creano fantasmi ovunque e li fanno giocare a uno strano gioco che alterna realtà e apparenza,in un mondo dove i desideri si avverano a pagamento e si lasciano dietro una preziosa collana di perle barocche con una vespa incastonata nel fermaglio.


Ornella Fiorentini è una pluripremiata poetessa e scrittrice. Vive a Ravenna dove fa parte del comitato di redazione della rivista bimestrale "It's different Magazine" per cui scrive articoli e racconti. Prima di A bocca chiusa ha pubblicato i romanzi noir Il cuore a fette (2004), Cuore d'artista (2006), La bambola di Solange (2009), la raccolta di racconti noir Teodora Degli Innocenti (2007), la raccolta di haiku e poesie in versi liberi Diamanti (2009), il romanzo fantasy Obiettivo Veronika (2010), e il romanzo per l'infanzia Le stelle di San Lorenzo (2010).


Ornella Fiorentini
A BOCCA CHIUSA
Presentazione di Paolo Cutrì
Illustrazioni di Pellegrino Capobianco
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-723-9]
Pagg. 192 - € 15,00

http://www.edizionisolfanelli.it/aboccachiusa.htm

Novità: SPECCHI DI QUESTO TEMPO di Piero Nicola

All’incontro con la visione del mondo proposta dall’autore negli otto racconti che compongono questa raccolta, si può restare interdetti e perfino offesi, ma è indubbiamente difficile sfuggire a una riflessione e a un riesame di dati e convinzioni che sembravano acquisiti.
Per vari motivi poco encomiabili, tendiamo a rimanere sulla superficie della crisi e del disagio che ammorbano la società. Muovendo da questo presupposto, le radici dei mali del nostro tempo vengono messe crudamente allo scoperto.
Con un realismo a volte esasperato e la descrizione di casi al limite dell’ordinario, la droga, la criminalità male arginata e incombente su chiunque, i valori sfuggenti, i miti in auge sino a ieri e oggi in declino, le relazioni inaridite e involgarite diventano amari protagonisti di ciascuno dei racconti.
Ma è soprattutto la cellula basilare dell’organismo civile, la famiglia, ad apparire in sé sconvolta da diritti ingenerosi, dal presuntuoso svilimento del sacrificio; mentre è nei nuclei meglio stabilizzati e più forti che s’insinua la pericolosa vacuità dovuta alla carestia degli ideali.
Persino il ricorso alla chirurgia estetica, che ravviva bellezze e attrattive, si rivela insidioso e controproducente.
Una ritratto disilluso e a tratti scioccante, e nessun finale felice, a riprova che la casa del ‘Mulino Bianco’ è solo un fuorviante esempio di carta patinata.


Piero Nicola è nato a Alessandria nel 1938. Nel 1947 la sua famiglia, piccolo borghese, si trasferì a Genova, dove egli conseguì il diploma di capitano di lungo corso. Dopo un breve periodo di navigazione, prestò servizio alla Stazione Marittima del capoluogo ligure.
Ragionatore sin dalla prima gioventù, come chi ritenga d’aver ricevuto il carisma dell’attitudine a pensare autonomamente per trovarsi sul solido, dovette passare attraverso l’infatuazione per la filosofia esoterica, prima di approdare alla fede e alla verità rivelata.
Ma il suo raziocinio non vi si arrestò. Si diede a approfondire i temi dell’ortodossia d’un cattolicesimo in crisi, istruendosi nella materia teologica, con l’ausilio di pubblicazioni e di sacerdoti tradizionalisti, sostanzialmente come autodidatta.
Nel frattempo, la sua passione per le lettere lo aveva condotto al modesto lavoro di traduttore per gli editori Mursia e Franco Maria Ricci.
Negli ultimi anni ha curato la versione in italiano corrente di due opere ottocentesche edite dal Centro Librario Sodalitium:Il volontario di Pio IX di Antonmaria Bonetti e Il vero volto di Giordano Bruno di Pietro Balan.



Piero Nicola
SPECCHI DI QUESTO TEMPO
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-709-3]
Pagg. 200 - € 14,00

http://www.edizionisolfanelli.it/specchidiquestotempo.htm

giovedì 17 febbraio 2011

Gruppo di Lettura: “Cronache di Lavenza” di M. Pedale

Recensione a cura di Ilaria Mazzeo

Il milanese Mirko Pedale, alla sua seconda raccolta di racconti (la prima è stata, nel 2006, “La morte in abito da sposa”, Tabula Fati) ci conduce nel regno immaginario di Lavenza, ambientandovi cinque racconti lunghi.
Le storie si svolgono in epoche diverse, e le ricostruzioni d’ambiente molto accurate, insieme alla messa in campo di numerosi personaggi appassionanti, fanno sì che “Cronache di Lavenza” si riveli un fantasy di buon livello, adatto, tuttavia, a soddisfare anche i non amanti del genere.
L’autore, infatti, tesse abilmente trame in cui la suspence si fonde con intricati rapporti familiari, affettivi, amorosi, passando dalla narrazione delle brame di potere di signori quattrocenteschi all’amore tra un uomo d’oggi e una donna del XIX secolo, alla rievocazione di un Palio dell’epoca delle Signorie; tutto questo con uno stile elegante e una notevole ricchezza lessicale, adatti alla narrazione di epoche lontane e messi al servizio della capacità di portare avanti descrizioni anche lunghe senza mai annoiare il lettore. Il genere di eventi raccontati, e lo stile, riportano talvolta echi di maestri del passato, come Poe o Lovecraft.
Mirko Pedale si dimostra quindi dotato di molta fantasia e di una buona predisposizione a narrare, due caratteristiche che certo gli consentiranno di continuare a scrivere belle storie.
http://www.scrittorisommersi.com/gruppo-di-lettura/gruppo-di-lettura-%e2%80%9ccronache-di-lavenza%e2%80%9d-di-m-pedale/

mercoledì 1 settembre 2010

Novità: IRREGOLARE, romanzo di Vincenzo Bosica (Edizioni Solfanelli)

In un mondo iper tecnologico e inquinato oltre limite, il rinnovamento naturale è praticamente assente e la ricerca diretta altrove.
La vita media ha superato il secolo grazie agli impianti cibernetici sostitutivi e potenzianti; il collasso demografico è scongiurato con l’introduzione di una razionale direttiva internazionale, che dispensa un Permesso di Procreazione solo in caso di un nuovo decesso.
Una nascita in cambio di una morte.
Identità personali registrate e codificate digitalmente creano una traccia informatica unica e indelebile.
Nessuno sfugge al Sistema e ai suoi occhi elettronici.

Nell’ordine disumanizzato di una società gestita dalle macchine, un efferato delitto scuote le fondamenta: un uomo viene trovato morto nel suo appartamento, il suo occhio artificiale strappato dall’orbita oculare.
Shaun Morrison, detective dalla personalità complessa e poco incline alla disciplina imposta dal corpo di polizia, indaga sul caso, che sembra subito condurre a un traffico di innesti cibernetici per poi complicarsi.
L’elemento di disturbo è qualcuno che il Sistema disconosce: un irregolare.
"Irregolare" è un adrenalinico romanzo cyberpunk dalle tinte fosche, che intreccia le vicende personali di molte vite e traccia i contorni di un futuro verosimile e non così lontano.


Vincenzo Bosica (Pescara 1977) è un giovane autore la cui creatività ricca e sfaccettata lo spinge spesso ad approfondire aspetti dell’esistenza tutt’altro che banali.
Sostenuto da un percorso di studi scientifici e filosofici, è attratto da quanto è misterioso, eccentrico e indecifrabile; dagli sviluppi spesso straordinari a cui potranno condurre le scoperte scientifiche; dalla direzione che prenderà il futuro; da quanto e come l’uomo sarà capace di adattarvisi.
Il suo primo racconto, "Capsule" (“IF-Insolito e Fantastico”, n. 2/2009), è quasi un saggio sulla scienza moderna. declinato con ironia e uno stile personalissimo, che gli giova grandi consensi di pubblico e di critica.
"Irregolare" è il suo primo romanzo, ambientato in un futuro non troppo distante e non troppo inverosimile.



Vincenzo Bosica
IRREGOLARE
Romanzo
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-89756-95-9]
Pagg. 272 - € 16,00

http://www.edizionisolfanelli.it/irregolare.htm

http://irregolare-sf.blogspot.com/

venerdì 4 settembre 2009

Introduzione di Mercuriale Ponti a CRONACHE DI LAVENZA

Sono sempre stato molto legato alle mie radici. Sono fiero di essere nato e cresciuto a Lavenza. Ho girato il mondo, ma alla fine sono sempre tornato qui, all’ombra del suo glorioso castello. Da tempo, la mia è una piccola cittadina di provincia, abbarbicata sull’Appennino tosco-romagnolo, ma conserva viva più che mai la consapevolezza del suo passato glorioso, carico di arte e di storia. Questo è il lato "solare" del suo fascino, che altri, coi quali non oso competere, hanno divulgato con rigore e dovizia storico- scientifica, nonché con la necessaria brillantezza espositiva.
Io piuttosto, credo da parte mia di poter dare un contributo personale a tratteggiare la parte per così dire "lunare" di Lavenza. La storia misteriosa e segreta di questa località, che nel passare dei secoli ha visto più volte incrociarsi leggenda e realtà storica, in cui più di una volta il meraviglioso ed il fiabesco hanno "preso alloggio" all’interno delle nostre mura. In questa mia indagine, ho scoperto che nulla a Lavenza è impossibile e che questo piccolo territorio è in grado di regalare molte più sorprese di quelle che ho avuto e di cui ho fatto partecipi i miei lettori, nei miei reportage in giro per il mondo, per conto del "Corriere Adriatico".
Alcune di queste affascinanti e curiose storie le ho raccolte in questo volume e qui vorrei ringraziare coloro i quali mi hanno fornito al riguardo un contributo fondamentale alla realizzazione di questo libro. Per la prima vicenda narrata, indispensabile è stata la collaborazione dell’ottimo scrittore Marco Pietrosanti, che mi ha permesso di pubblicare ampi stralci dell’opera scritta a quattro mani con l’indimenticato professor Andrea Boldorini ed al cui ricordo dedico tutta quest’opera da me scritta.
Per la seconda è doveroso un ringraziamento alla disponibilità del maresciallo Salvatore Scuderi, della locale caserma dei carabinieri e di Luigi Croce, guardiano del castello. Per la terza vicenda invece è stato basilare il contributo di padre Luciano Molinari. Il quarto fondamentale collaboratore mi ha invece chiesto di rimanere anonimo, almeno riguardo alla sua attuale identità. L’ultimo ringraziamento va infine all’archeologo, professor Filippo Degli Innocenti.
A questi testimoni mi affido per corroborare la credibilità di queste storie che già so che a molti che le leggeranno parranno inconcepibili. Da parte mia non posso fare altro che garantire sulla onestà della mia operazione e fare appello all’apertura mentale dei miei lettori.

Mercuriale Ponti

mercoledì 18 febbraio 2009

RECENSIONE di Gian Paolo Grattarola (Mangialibri)

Luca è uno sceneggiatore cinematografico, un uomo di cultura ma senza notorietà. Divorziato da alcuni anni, s’innamora di Teodora de Fonseca, una delle più affascinanti esponenti dell’alta società romana, dopo averla conosciuta a un ricevimento serale. La donna è coniugata con Giorgio Luciani, un maturo e ricco uomo di affari, ed è madre di due figli. Ma questo non la esime dall’avviare una relazione clandestina con Luca, fino al giorno in cui il marito viene strangolato all’interno della villa dove i due risiedono. Dopo aver invano sondato piste correlate alle attività economiche del marito, gli inquirenti optano per l’ipotesi del delitto passionale, ma non riuscendo a trovare nemmeno qui indizi interessanti. Pur ritenendosi innocenti, i due amanti si vedono costretti ad interrompere le proprie frequentazioni. A mano a mano che i giorni passano, le riflessioni scavano nell’animo del protagonista profonde scaglie di insicurezza, mentre i ricordi stendono un pesante velo d’ombra anche sulla figura di Teodora. E mentre le indagini brancolano nel buio le intuizioni di Luca percorrono la sua immaginazione, risultando non meno devastanti della verità…E’ un titolo, quello che spicca sulla copertina dell’ultima fatica letteraria di Ugo Amati, generico quanto basta. Eppure esso da già il segno della novità dell’operazione nell’arcipelago della letteratura giallistica. Dal risvolto di copertina scopriamo infatti un particolare non irrilevante: l’autore è uno psichiatra e psicanalista lacaniano. Date le premesse, come si potrà facilmente intuire, il lettore non si aspetti dunque un intreccio, uno sviluppo, una conclusione; le evocazioni descritte non concedono mai spazio all’azione, ma all’esplorazione dei labirinti della psiche umana, alle suggestioni senza tempo al bivio tra immaginazione o rimando. Tutto si muove in un limbo buio di angosciato confronto con affinità assassine supposte e al tempo stesso negate, dove la realtà perde ogni sua connotazione. Il finale di questo insolito romanzo nel segno dell’originalità stilistico-espressiva tipica del thriller psicologico - un genere da noi ancora poco diffuso - è dunque privo di una vera cesura conclusiva: non rivela tutte le risposte, ma nasconde quelle che contano, lasciando che il lettore immagini lui stesso, se vuole, un finale consono alla storia.

http://www.mangialibri.com/node/3771

giovedì 25 dicembre 2008

RECENSIONE di Sonia Bucciarelli

Leggere “Affinità assassine” di Ugo Amati è un calarsi in un fluire di ricordi e stati d’animo.

Fin dalle prime pagine è facile provare una certa affinità con il protagonista, a cui appartiene la voce narrante. Luca resta folgorato dall’incontro con una donna ad una festa dell’alta società romana.

“A volte s’incontra qualcuno ed è subito chiaro che sarà fatale” ed è questo ciò che gli accade e da quel momento, la passione e l’amore guidano ogni sua azione e ogni suo movimento interiore, si mescolano determinando l’aspetto che spicca della sua personalità così impulsiva e assetata di conoscenza.

All’eros, come nella più classica delle opposizioni, si contrappone il tema della morte.

Thanatos germoglia dall’evento che lascia delle sfumature gialle lungo lo scorrere del racconto: la morte del marito della donna di cui l’uomo è diventato l’amante, fino ad affondare le sue radici nell’animo della vittima, del carnefice e del protagonista.

Il finale non propone una soluzione soddisfacente al caso ma ulteriori dubbi sulla verità, perché le frasi che si susseguono vanno ancora di più a scavare nell’interiorità complessa del protagonista:

per tutto il tempo si vive e si mostra come spettatore e come carnefice, s’immedesima nell’assassino, arrivando a dubitare se sia stato lui. Scoprire come siano andate le cose, significa conoscere la verità su se stesso.

A differenza del noir tradizionale manca la linea logica delle indagini e un detective che le dia forma. E’ Luca l’unico investigatore, uno sceneggiatore alla continua ricerca di stimoli dalla vita quotidiana. Egli stesso dice: “La fantasia mi serve per penetrare nelle pieghe del reale e il reale alimenta la fantasia”.

Infatti, c’è un interscambio tra realtà e immaginazione, che si alimentano a vicenda, pur essendo distinte e indipendenti tra loro.

Così, sotto una luce soffusa si spiega la vicenda, in superficie si danno pezzi dell’animo del protagonista e riflessioni filosofiche. L’uso del tempo presente è preferito nel riproporre il fluire di sensazioni e pensieri, al passato invece, sono affidate i ricordi e il racconto della storia. E poi, sono riportate alcune scene della sceneggiatura ispirata alla vicenda in cui Luca è coinvolto, che trasmettono l’idea del film come specchio, luogo in cui ritrovare e conoscere se stesso, dove lasciare andare punti di domanda, paure e tormenti.

Forse è solo nel suo lavoro che l’ambiguità del personaggio trova meno restrizioni e maggiore libertà.

La dualità, che lacera l’inconscio e la ragione, è elemento d’inquietudine per il protagonista e nello stesso tempo, è ciò che più affascina chi legge e i personaggi che gli ruotano intorno con i quali s’instaurano delle affinità legate ad un nascosto e misterioso desiderio di morte.

Sonia Bucciarelli